Gli articoli dei Soci SIPO

Introduzione di Malcolm Brown
al libro di Franco Barbaglia "Ri-evoluzione nel corpo - Introduzione all'analisi psico-organismica"


L'Autore di questo testo ha certamente colto nel segno presentando un ritratto della correlazione fra corpo e mente, equamente bilanciato fra la prospettiva scientifica e quella umanistica.

 

Entro relativamente poche pagine, egli è riuscito a disporre, ordinatamente ed organicamente, la più gran quantità di importanti osservazioni e costrutti teoretici che siano mai stati formulati dalle più prestigiose autorità contemporanee nel campo della psicoterapia umanistica, sul tema della relazione intercorrente fra corpo e mente. Nel medesimo tempo, egli fornisce al lettore italiano una introduzione esaurientemente documentata, come pure autoappresa, su ciò che riguarda la nuova disciplina di psicoterapia corporea ad indirizzo umanistico.

 

Essendo io stesso il promotore di una nuova corrente di costrutti teoretici, pertinenti la relazione fra corpo e mente, con particolare enfasi in merito alla teoria psicoterapeutica indirizzata a dare la precedenza allo scioglimento dell'armatura carattero-muscolare nella sua interezza, mi sento obbligato a sottolineare come sia difficile l'essere scientifico in maniera strettamente meccanistica, relazionando clinicamente, secondo rapporti organismico-psicologici, all'interno di un ambito di psicoterapia individuale.

 

Il dottor Barbaglia divide con me il punto di vista olistico riguardo la pratica della psicoterapia centrata sul corpo in termini umanistici.

 

È questa un'ottica che ammette come, anche quando l'organismo umano appaia alla superficie sotto le spoglie di una mera e semplice unità funzionale, all'interno delle sue profondità pulsi tutta una trama complessa di polarità, sottilmente organizzate, di strutture mobili, di correnti energetiche perennemente migranti.

 

Tale concezione è perlomeno antitetica rispetto alla psicologia accademica, orientata alla ricerca, e il cui interesse principale è di rilevare, obbiettivamente ed accuratamente, queste alterazioni con focalizzazione microscopica.

 

Nostra sollecitudine, per contro, è di proporre ipotesi e condurre osservazioni sui più ampi, più macroscopici modelli di alterazioni ricorrenti, in connessione con la dissoluzione e la trasformazione graduale dell'armatura carattero-muscolare.

 

Sarebbe ipocrita e falso da parte nostra asserire che noi si sia essenzialmente scienziati; ciò nondimeno, nel medesimo tempo, quando lavoriamo con gli organismi individuali dei nostri clienti, sappiamo assumere un pensiero pratico rigorosamente fenomenologico ed empirico. I due grandi pionieri nel campo della psicoterapia centrata sul corpo, Wilhelm Reich ed Alexander Lowen, hanno cercato di venire a contatto con le qualità ortodosse della scientificità oggettiva, attraverso la costruzione di una tipologia osservabile dei diversi modelli di armatura carattero-muscolare.

 

I loro intenti hanno dato vita ad una serie altamente raffinata di criteri fenomenologici attraverso i quali cogliere gli effetti, sul corpo, dei disparati tipi di psicopatologia. Noi impieghiamo attivamente questi criteri fenomenologici, in particolar modo durante le fasi iniziali del trattamento, con quei clienti che si presentano estremamente interdetti.

 

Le tipologie Reich-Loweniane hanno però dei loro limiti ben distinti.

 

Dal punto di vista concettuale sono troppo stereotipate, e il loro rigore strutturale, spesso e sfortunatamente, le fa impiegare come categorie omni-comprensive.

 

È questo un atteggiamento che cela e dissimula, alla percezione del terapeuta, l'onnipresente unicità di qualsiasi organismo e psiche umani; realtà quest’ ultima che si evidenzia in ciascun esempio di armatura individuale.

 

Le tipologie Reich-Loweniane peccano inoltre nel rendere giustizia alla descrizione di molte fra le variazioni di salute dinamico-olistica che avvengono negli organismi dei pazienti, com'essi lentamente cedono la loro corazza. Meno corazzato diviene il paziente, più il suo modo di mettersi in relazione con le sfere più intime e più toccanti della realtà, diviene un processo orientato e di conseguenza diminuisce i rigidi profili di una struttura precostituita. Ciò significa che ove più l'armatura si scioglie, là emergono una variazione e diversità di stili e modelli di interazione soggetto-mondo, interazione che diviene di giovamento all'individuo. Significa altresì che come il paziente cede la corazza e si fa più disponibile al mondo, allo stesso tempo si rende anche maggiormente radicato: l'uomo, o la donna, diviene pertanto sempre più delineato nei termini di definizione psichica e di una più alta individuazione, cioè viene ad essere sempre meno direttamente determinato dalle vicissitudini dell'organismo stesso. La cristallizzazione delle capacità a relazionare fra loro dei sentimenti differenziati e le doti intuitive del «core» medesimo, svincola la persona dall'insufficienza di desiderio del corpo, permettendo che le potenzialità di sentimento e di intuizione regolino sempre più l'esperire dell'individuo, nel mentre che l'organismo, come tale, funziona da depositario nel retroterra della consapevolezza.

 

Il funzionamento dell'autorealizzazione che libera dalla corazza ha per presupposto un'economia energetica tanto mobile e così costantemente mutevole che diviene impossibile, per qualsiasi osservatore, il conoscere che cosa stia accadendo all'interno del corpo, od anche il poterlo rilevare obiettivamente dalla sua superficie. Senza dubbio,

 

vi esistono inconfutabili processi energetici che mantengono una condotta di equilibrio ed un senso della continuità, ma avviene anche che questi processi siano caratterizzati da equilibri che mutano sottilmente, fra correnti di energia polarizzata ed opposte valenze di sentimento.

 

Sono personalmente convinto che un principio della dialettica della dinamica polare venga, in crescente apporto, a prevalere in ambedue i livelli, organismico e psichico, quanto maggiormente una persona si autorealizza.

 

Proprio questo fatto preclude qualsiasi possibilità realistica a sperar di ridurre a diagramma, misura, o quantomeno di osservare direttamente ed in maniera scientifica quelle mutazioni che accompagnano la transizione da stili di vita psicopatologici ad altri più integrati. Noi perciò non abbiamo altra scelta che il favorire l'attuazione di costrutti teoretici che tentino in generale di tracciare al meglio un profilo dei lineamenti salienti della complicata tipologia delle variazioni energetiche all'interno del corpo umano.

 

Per fare bene anche questo genere di cose noi dobbiamo fare affidamento, in ultima analisi, sui resoconti, espressi a voce, dei pazienti, riguardo la loro esperienza soggettiva; includendo i concreti messaggi  senso-motori-affettivi che essi, in stato di coscienza, ricevono direttamente dal loro organismo.

 

Tuttavia, è sempre possibile fondare la nostra comprensione e conoscenza dei positivi mutamenti personali non esclusivamente sui nostri parametri teorici di spiegazione.

 

Esistono molte cose che possiamo osservare obiettivamente nel corpo del paziente; cose che ci riportano una gran quantità di ragguagli su quelle realtà che stanno cambiando all'interno. Vi sono un numero cospicuo di suggerimenti fenomenologici ed empirici su cui noi possiamo veramente fidare e che ci informano sul come meglio procedere: con procedimenti fisici oppure con metodi psicologici di autoesplorazione.

 

Il fatto che possiamo, in un certo limite, predeterminare come il corpo venga mobilizzato e su quali parti ci si debba concentrare: se attraverso esercizi fatti-da-soli o con metodi di contatto diretto, ci offre una opportunità, veramente speciale, di condurre accurate osservazioni sulle mutazioni oggettive. Quando, ad esempio, con un particolare cliente,

 

settimana dopo settimana, ripetiamo il medesimo esercizio di mobilizzazione energetica, noi possiamo cogliere le sottilissime variazioni che vengono ad attuarsi, in base alla modalità in cui l'esercizio viene espletato; in egual misura ci parlano il ritmo delle sue movenze o la sua stessa assenza, il tempo del movimento e l'effetto sul ciclo della respirazione naturale; la quantità, l'intensità dell'energia mobilizzata e portata alla superficie sotto forma di scarica energetica e, ancora più rilevante, lo scoprire, dopo che l'esercizio è stato compiuto, le sottili differenze nel soggettivo e delicato esperimentare che era continuato durante tutta l'esecuzione. Il dottor Barbaglia ha fatto un lodevole lavoro nel raccogliere, riportando per tutto il libro, questi suggerimenti empirici e criteri osservabili fenomenologicamente, nel loro rapporto con il corpo. Uno psicoterapeuta competente, con la pratica clinica, può sviluppare una raffinatissima sensibilità nel percepire le variazioni che avvengono nei più intimi recessi di tutto l'organismo, per mezzo delle sue due

 

mani, non appena esse si predispongono in un contatto diretto con il corpo del paziente. Attraverso le mani si possono cogliere, senza frapposizioni, molte caratteristiche circa l'economia energetica del paziente, quali il grado di contrazione

 

cronica in particolari muscoli, quando toccati; l'ammontare della tensione cronica che si è accumulata in tutto l'organismo, come risultato della corazzatura; il valore della rigidità che viene mantenuta per scopo difensivo a livello fisico, nell'intendimento di neutralizzare e rintuzzare l'impatto mobilizzante del contatto diretto.

 

Si può dunque sentire con le mani, una volta che esse abbiano imparato a discernere fra i molteplici, sottili spunti tattili ed i modelli mutevoli delle spontanee azioni di carica-scarica energetiche, così come essi si propagano ulteriormente e più profondamente attraverso il corpo, col progredire dell'azione di disarmatura.

 

Con la pratica clinica ci si può anche creare, nel ruolo dello psicoterapeuta, distinte correlazioni per intuizione fra i suggerimenti rilevati nel corpo del paziente, sia tattili che visuali, nonché i mutamenti che avvengono nel profondo dell'anima incarnata e della psiche dello stesso.

L'essere capaci di attuare quest'ultima evenienza, voglio sottolineare, presuppone almeno cinque od otto anni di scrupolosa pratica clinica ed una dose di considerevole coraggio nel fronteggiare e rischiare l'ignoto con ciascun paziente.


 

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