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| Somiglianze e differenze con altri approcci corporei |
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Brown ha tentato di unificare nella proposta di una psicoterapia corporea-umanistica gli elementi comuni al pensiero reichiano e all’approccio centrato sul cliente di Rogers (cfr. Moselli, 1988): la comune fiducia nella positività nel nucleo profondo della personalità (ciò che Brown definisce Sé Nucleare), il considerare la psicopatologia come conseguente ad influssi ambientali che impediscono il naturale sviluppo della personalità, l’obbiettivo terapeutico di risvegliare nel paziente la consapevolezza dei bisogni primari, lo sforzo di aiutare il paziente ad entrare in contatto con le proprie emozioni. La concezione energetica di Brown differisce notevolmente da quella di Reich in quanto, rifacendosi esplicitamente ai postulati di Goldstein, asserisce che l’organismo dispone di una quantità costante di energia ugualmente distribuita nelle sue parti, e che a questa condizione tende, quando uno stimolo ne ha alterato il livello di tensione, attraverso un processo denominato di “egualizzazione”. Lo scopo dell’organismo consiste dunque non tanto nel caricare e scaricare quantità energetiche, come stabiliva la nota formula di Reich (1933, 1942): tensione-carica-scarica-rilassamento, quanto nel riportare la tensione ad un livello ottimale e distribuirla in tutto il sistema. Un ulteriore elemento di diversità fra l’approccio organismico di Brown e quello reichiano concerne proprio la genesi e le funzioni della corazza carattero-muscolare. Secondo Brown essa non si sviluppa primariamente come struttura difensiva nei confronti della pulsione sessuale, ma è da ricondursi all’azione repressiva del falso Sé nei confronti dei bisogni emotivi primari del Vero Sé (Sé nucleare) che consistono essenzialmente nella costruzione di un legame affettivo sicuro con le figure primarie di attaccamento. Nell’ottica di Brown la corazza carattero-muscolare cronica esprime l’insieme delle strategie difensive che l’individuo ha adottato inconsciamente, nel corso del processo evolutivo, per alleviare l’angoscia e il disagio psichico conseguenti alla mancata gratificazione di questi fondamentali bisogni di relazione. Le condizioni della sua insorgenza, anziché nel paradigma pulsione-difesa, come sosteneva Reich, vanno dunque ricercate nella natura delle relazioni oggettuali del bambino. Questa difformità di opinioni indica una divergenza sostanziale fra le posizioni di Brown e quelle di Reich, riconducibile alla contrapposizione fra i due opposti modelli teorici della psicoanalisi, da anni al centro del dibattito: quello strutturale delle pulsioni e quello delle relazioni d’oggetto (Greenberg e Mitchell, 1983). La costruzione della corazza carattero-muscolare che Brown articola, da un punto di vista evolutivo, in tre fasi, produce una scissione fra viscere (corpo) ed il sistema mente-cervello (psiche) che predispone all’insorgenza di psicopatologie e al tempo stesso, funge da barriera difensiva nei rapporti interpersonali. Le fasi di dissolvimento della corazza carattero-muscolare descritte da Brown non rappresentano una sequenza lineare, guidata esclusivamente dall’empatia, né il semplice risultato dell’applicazione di una apposita classe di esercizi. La modificazione dei tratti caratteriali disfunzionali richiede piuttosto un attento lavoro di analisi ed interpretazione delle resistenze e del loro corrispettivo somatico, le contratture muscolari croniche. Per raggiungere questo traguardo è necessario che il terapeuta possieda un ricco bagaglio di conoscenze ed esperienza clinica oltre alla capacità di condividere i vissuti del cliente e di offrirgli un supporto empatico. Lo psicoterapeuta organismico non intende pertanto definirsi come un erogatore di tecniche corporee standardizzate bensì, in linea con la tradizione umanistica, come il “compartecipe dello sviluppo individuale del paziente” (Tombolini, 1993) finalizzato all’autoattualizzazione. Per queste ragioni, a differenza dell’Analisi Bioenergetica di Lowen, la Psicoterapia Organismica non prevede una serie preordinata di esercizi da proporre seguendo delle sequenze predefinite, ma dispone di una serie di metodiche psico-corporee centrate sul cliente, che si modellano sui vissuti emergenti nel “qui ed ora” della seduta (per una trattazione accurata delle metodiche psicocorporee impiegate dell’indirizzo organismico cfr. Barbaglia, 1985; Brown, 1990, 2001b). Brown evidenzia che un approccio esclusivamente verbale basato sull'atteggiamento empatico del terapeuta, per quanto importante, non è da solo sufficiente ad allentare i pattern di tensione muscolare cronica tipici di ogni struttura caratteriale (cfr. Johnson, 1985). La disposizione empatica può suscitare reazioni diverse a seconda degli stili di personalità. "Essere oggetto di empatia", scrive Schafer (1983), può disturbare o stimolare eccessivamente quando, consciamente o inconsciamente, l'analizzando investe la cosa di un significato erotico, magari omosessuale o castrante. Può intensificare situazioni come il sentirsi indegni e il sentirsi in obbligo in modo opprimente" (p. 59). Da questa angolazione Brown scorge i limiti di una impostazione rogersiana rigorosamente non direttiva, anche se la sua metodologia ne rimane fortemente permeata: qualsivoglia atteggiamento direttivo, centrato sul terapeuta, secondo la Psicoterapia Organismica rappresenta una forma di imposizione gravata dall’illusione che il terapeuta conosca meglio del cliente la risonanza soggettiva della sua ferita psichica e la strada della sua realizzazione personale (autoattualizzazione). La finalità del trattamento organismico consiste, in linea con le concezioni della psicologia umanistica, nell’aiutare il paziente a rimuovere gli ostacoli che impediscono il raggiungimento dell’autoattualizzazione per ottenere una migliore integrazione della personalità ed una capacità di adattamento all’ambiente. |
| Ultimo aggiornamento Martedì 12 Maggio 2009 21:36 |


