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L'USO DEL CONTATTO DIRETTO IN PSICOTERAPIA ORGANISMICA

di Cesare Lena

Prenderemo in considerazione due modi di valutazione del contatto:

I) Il contatto come comunicazione non-verbale;

2) Il contatto come trasmissione di energia da una persona all'altra.

L’uso del contatto diretto del corpo da parte del terapista è fonte di controversia tra diverse scuole di psicoterapia.

 

Ken Wilber, nel suo libro "No Boundary", formula un’ipotesi interessante di come possano sussistere psicoterapie con diverse concezioni teoriche che raggiungono tutte risultati positivi. Egli parte dal concetto che l’uomo, unico fra gli esseri viventi ad avere una "coscienza di Sé", per sviluppare tale coscienza, ha la necessità di creare dei confini, o separazioni, fra ciò che egli vive come "Sé" e ciò che egli vive come "diverso da Sé o estraneo".

La linea di confine più accettata è la pelle, che differenzia quello che sta al suo interno e viene percepito come "Sé" da ciò che sta al suo esterno e viene vissuto come "mondo esterno".

Oltre il confine delimitato dalla nostra pelle, esiste all'interno del "Sé" un altro confine che separa la mente dal corpo. La maggior parte di noi non ha un vero contatto col proprio corpo, ma con un'immagine di esso che ci siamo creati nella mente e chiamiamo "Io".

 

All'interno dell'Io esiste un'ulteriore separazione tra parti consce, che accettiamo, e parti inconsce, che neghiamo o proiettiamo all'esterno.

 

L'ipotesi di Wilber è che vi sono essenzialmente tre gruppi di scuole di psicoterapia o teorie filosofiche il cui fine terapeutico è quello di eliminare o di attenuare questi tre confini. Si riferisce ad esempio alla Psicanalisi freudiana o ad altre terapie dell'Io che tentano di eliminare il confine fra conscio e inconscio affinché la persona riconosca come propri certi aspetti della personalità che prima rifiutava.

 

Tuttavia, queste terapie non si pongono il problema di eliminare il confine fra mente e corpo, che è invece lo scopo di altre forme di terapia, cosiddette umanistiche, come ad esempio quella Organismica, la Bioenergetica e la Gestaltica. Un terzo gruppo di terapie come quella Junghiana e lo Zen cercano invece di allargare i confini che dividono l’uomo dal mondo esterno.

 

Alla luce di questa ipotesi che mi appare suggestiva, è comprensibile come il giudizio sul valore del contatto da un punto di vista terapeutico sia diverso nelle varie scuole, in quanto diverso è il loro fine terapeutico.

 

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